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E' da argomentarsi invece che la fondazione di Pisciotta abbia origine dal 1464, dopo che i Saraceni ebbero dato il guasto alla antichissima città di Molpa che sorgeva quivi vicina. Infatti nella contrada detta Casale, distante dall'attuale abitato poco più di mezzo chilometro, ed ove probabilmente si ricoverava una parte degli abitanti di Molpa dopo la disfatta toccata dai Saraceni, circa 84 are di terreno erano, secondo vetuste tradizioni, occupate dalle case. In varie dissodazioni, e proprio ad occidente della sorgiva, dalle abbondantissime acque e chiare acque, mentovate dall'Antonini, fu rinvenuta una macina, ed in un terreno a libeccio di questa sorgiva, si rinvengono ripetute volte molti ruderi di fabbrica che accennavano essere di antiche abitazioni, e dei sarcofaghi con ischeletri. A lato della cappella dedicata a S. Giovanni, di cui non esiste memoria di fondazione, a due metri sotterra si trovò una cinta murata in diciassette metri quadrati di terreno, divisa in eguali scompartimenti, che venivano a formare dei sarcofaghi coperti con pietra.
Alcuni di questi si trovarono quattro o cinque ciottoli quasi sferici, ossa che devono aver appartenuto a quaranta cadaveri almeno, due arrugginite e consunte frecce di ferro, ed una moneta d'oro, del valore di circa lire sei, che portava impresso una specie di sole e delle cifre inintelligibili. Nella contrada di Torracca, ad occidente (correttamente: ad oriente - n.d.r) ed a circa 5 chilometri da Pisciotta, sopra un altipiano in riva al mare, scorgonsi gli avanzi di un tumulo, che dalle più antiche tradizioni e dal citato Antonini viene ritenuto per quello innalzato a Palinuro dalla superstizione degli antichi abitanti per placare i suoi Mani. L'arma del comune di Pisciotta consiste in uno scudo coronato d'oro, diviso orizzontalmente per parti uguali. La superiore, in campo d'argento, ha una pianta verde di bosso su terreno dello stesso colore; e la inferiore, in campo azzurro ha una nave d'oro sopra flutti d'argento.
Dall'estremo basso dello scudo si partono due rami di verde: l'uno, a dritta, è d'ulivo; l'altro di vite. Fu feudo dei della Marra: da questi fu acquistato pei signori Pappacoda, che ne ebbero il dominio con titolo marchionale.